Analisi Video Euro 2024: Italia vs Croazia– Fase di Possesso e Non Possesso

29 Giugno 2024

Ben ritrovati a tutti gli amici di MisterCalcio, oggi analizzeremo la terza partita dell’Italia in Euro2024.

Sicuramente non è stata una delle migliori partite della nostra nazionale ma siamo riusciti a portare a casa un risultato utile per accedere ai quarti di finale contro la Svizzera.

In quest’uscita abbiamo deciso di fare analisi video sulla fase di non possesso (Enrico) e la fase di possesso (Antonio).

ANALISI VIDEO DELLA FASE DI NON POSSESSO

La prima pressione

Analizziamo adesso la prima pressione della squadra di mister Spalletti.

Prima di osservare la disposizione e i movimenti degli azzurri, è doveroso fare un cenno ai principi di costruzione dal basso della Croazia.

Costruzione Croazia

I croati adottano un classico 4+1 in costruzione, con l’esperto Brozović che accorcia per fare da tramite tra difesa e centrocampo e si sposta orizzontalmente a seconda della posizione della palla.

Solitamente, se la Croazia usciva sulla destra, il terzino Stanišić tendeva a salire sulla linea dei centrocampisti per accompagnare la manovra.

Al contrario, il terzino sinistro Gvardiol restava piuttosto basso in costruzione, per sfruttare le sue capacità in progressione qualora la prima pressione italiana fosse stata saltata.

Se la Croazia non riusciva a uscire palla al piede con Gvardiol, era Kovačić ad abbassarsi e dare manforte alla costruzione.

Organizzazione e atteggiamento in pressing

Detto ciò, passiamo adesso a osservare come mister Spalletti ha organizzato la prima pressione sugli avversari.

L’idea di mettere la doppia punta davanti sembra essere riconducibile a una strategia degli azzurri mirata a stoppare sin dal nascere i rifornimenti dei “costruttori” croati verso i centrocampisti, essendo questi ultimi degli uomini dotati di elevatissime capacità tecniche e di verticalizzazione (Brozović, Kovačić, Modrić).

L’idea di mister Spalletti era di avere le due punte fisse sui due centrali difensivi croati (Raspadori su Šutalo & Retegui su Pongračić), con i quinti di centrocampo italiani, Di Marco e Di Lorenzo, che prendevano i rispettivi terzini croati.

Inoltre, il folto centrocampo a tre degli azzurri aveva l’intento di bloccare le mezzali croate (Modrić e Kovačić) e impedire loro di ricevere la palla tra le linee, cercando di anticiparle in ricezione o quantomeno pressarle strette da dietro in caso la palla fosse arrivata a loro, impedendogli di girarsi palla al piede.

Come si evince bene dall’immagine sotto, Barella è concentrato su Kovačić mentre Pellegrini prende Modrić.

Qui addirittura Kovačić aveva accorciato sui costruttori del gioco croati per dare manforte all’uscita dal basso, e infatti Barella lo aveva seguito anche in quella zona del campo molto alta.

Si nota invece come Pellegrini sia praticamente “attaccato” a Modrić, nella parte bassa del campo.

Prima pressione dell'Italia sul giro palla della Croazia

Diversa invece era la situazione di Jorginho, a cui era stato assegnato un compito più passivo in fase di pressione: infatti non usciva quasi mai alto a pressare Brozović, bensì assumeva una posizione di schermo davanti ai tre difensori italiani, in caso la Croazia fosse riuscita a saltare la prima pressione italiana.

La marcatura su Brozović

Qui la domanda, dunque, sorge spontanea: chi marcava Brozović in fase di costruzione?

La risposta non è di certo Jorginho, che “prendeva” Brozović soltanto se quest’ultimo fosse uscito palla al piede.

In realtà la scelta di mister Spalletti era stata quella di non assegnare un “uomo fisso” su Brozović, ma bensì questo veniva preso da un uomo piuttosto che un altro a seconda della zona di campo sulla quale la Croazia decideva di uscire.

Indirizziamo la pressione

Ma andiamo nel dettaglio: l’Italia schierava due punte che “marcavano” i due centrali croati a specchio, di conseguenza un’uscita dal basso veloce per vie centrali non era di fatto un’opzione per la Croazia, che era dunque “indirizzata” a giocare i primi passaggi per vie laterali.

Infatti, se vediamo l’immagine sotto, in quella di sinistra osserviamo che la Croazia sta spostando il gioco sulla loro destra, e si nota come Retegui esca forte su Šutalo, centrale destro.

Ma possiamo anche notare come Raspadori, inizialmente “assegnato” a Pongračić, ora di fatto si sia sganciato dal centrale sinistro croato e vada a prendere Brozović.

Così facendo, in realtà, l’Italia ha di fatto chiuso la linea di passaggio per Brozović, e ora il portatore di palla è costretto a tentare un passaggio rischioso sul suo terzino destro (ma vediamo Di Marco già in arrivo) oppure l’unica soluzione sicura è quella di ridare palla al centrale Pongračić, ora libero dalla marcatura di Raspadori ma con linee di passaggio verticali totalmente chiuse.

Quindi Raspadori marcava “fisso” Brozović? La risposta è no.

Qui Raspadori “prendeva” Brozović perché la Croazia stava uscendo sulla destra, quindi Raspadori poteva sganciarsi dal centrale sinistro Pongračić e prendere Brozović (figura sotto, a sinistra).

Doppio frame dove l'Italia indirizza la pressione in base a dove si muove la palla

Osserviamo adesso la figura sopra (a destra): qui la Croazia invece indirizza il gioco sulla sinistra verso Gvardiol, dunque Raspadori deve restare a pressare il suo difensore centrale di riferimento, Pongračić.

Retegui, invece, può ora sganciarsi dal suo centrale di riferimento Šutalo (ormai distante dalla palla) ed andare a prendere Brozović in mezzo al campo.

Dunque l’assegnazione dell’uomo incaricato a marcare Brozović dipendeva da quale lato volesse uscire la Croazia, alternando Raspadori o Retegui come uomo a marcatura del play croato.

Parliamo di dati

I dati ufficiali ci mostrano che Brozović, l’unico regista della Croazia in costruzione, abbia giocato 50 palloni in fase di impostazione, ma ben 30 di questi sono stati giocati lateralmente ed altri 6 all’indietro, lasciando solo 14 passaggi effettuati in avanti; inoltre, di questi 14 passaggi progressivi, soltanto 9 sono arrivati a destinazione; questo a sottolineare come di fatto il croato sia stato spesso costretto a scaricare palla frettolosamente.

Altro dato interessante sono i numeri di palloni persi da Brozović, ovvero 14 di cui 7 nella sua metà campo.

Tendenzialmente, per un “play”, 14 palle perse non sono molte ma considerando che la maggior parte delle palle “non perse” erano passaggi laterali e/o all’indietro, resta comunque un dato significativo.

Da qui si evince come l’intento di mister Spalletti non fosse quello di effettuare una prima pressione mirata a recuperare palla in zone alte del campo, ma bensì fosse quella di recuperare la palla nella mediana, bloccando tutte le linee di passaggio della Croazia in fase di impostazione, ed invitandola a girare palla davanti alla loro area affinché cercassero una soluzione di uscita forzata e dunque facilmente intercettabile.

L’efficacia del pressing a centrocampo

Uno dei dati caratteristici del match è proprio il PPDA, ovvero il numero di passaggi concessi all’avversario in un’azione difensiva; in media gli azzurri hanno concesso 25,6 passaggi alla Croazia, numero elevatissimo nel calcio odierno.

Tuttavia, la maggior parte di questi passaggi venivano fatti nella metà campo croata, quindi molto distanti dalla porta di Donnarumma.

Non a caso, la Croazia fino al rigore guadagnato, aveva tirato in porta solo una volta e da fuori area, totalizzando un xG di 0,03.

Questi dati confermano di fatto un dominio della palla croato, ma anche un’Italia abilissima a rendere sterile tale possesso ed evitare che la Croazia raggiungesse la trequarti azzurra.

Quindi nonostante una partita complicata, questa mossa di mister Spalletti risulta essere stata piuttosto efficace: infatti la Croazia di fatto non ha mai creato problemi all’Italia quando partiva dal basso.

La maggior parte delle volte, la costruzione croata si spegneva o interrompeva sulla mediana, dove l’Italia intercettava la maggior parte dei palloni croati.

Atteggimento in fase di non possesso

In fase di non possesso, l’Italia ha assunto un baricentro medio/basso, cercando di spingere la linea difensiva in avanti solo quando la squadra era in possesso.

Questa scelta può risiedere nel fatto che la Croazia, a centrocampo, aveva tutti giocatori capaci di trovare corridoi verticali o lanci lunghi di precisione millimetrica che avrebbero scavalcato o imbucato la difesa italiana.

Infatti, Brozović, Kovačić e Modrić sono calciatori rinomati per la loro precisione ed abilità nei passaggi, ed una linea difensiva italiana troppo alta avrebbe di fatto “stimolato” i centrocampisti croati a cercare queste soluzioni, avendo la Croazia 3 attaccanti che “galleggiavano” sulla linea difensiva italiana.

5-3-2 dell'Italia in fase di non possesso

Come vediamo dall’immagine sopra, quando la Croazia era in possesso, l’Italia assumeva una struttura riconducibile ad un 5-3-2, con un blocco medio/basso: Barella e Pellegrini erano le mezzali pronti a dar supporto alla manovra offensiva qualora la palla venisse recuperata, mentre Jorginho assumeva una funzione più cauta, spesso pronto a dare manforte ai centrali difensivi piuttosto che alle mezzali.

Uno degli aspetti che probabilmente è risultato meno efficace nella fase di non possesso degli azzurri è la riaggressione della palla, avvenuta forse con tempi e misure troppo “morbidi”.

Questo ha di fatto concesso l’opportunità alla Croazia di tenere palla per larga parte del 1° tempo.

Tuttavia, la mancanza di aggressività della nazionale di Spalletti sembra essere stata fatta per scelta: analizzando dettagliatamente il match, possiamo notare come l’Italia non avesse l’obiettivo di aggredire alto e recuperare palloni nella trequarti avversaria, ma bensì quello di neutralizzare e rendere sterile il giro palla avversario, per poi aggredire forte gli attaccanti croati in ricezione.

Da qui si evince come l’intento di mister Spalletti fosse quello di recuperare palla nella mediana, “sterilizzando” il possesso croato. Infatti, la Croazia nel 1° tempo ha totalizzato il 60% di possesso palla, ma tirando in porta una sola volta (peraltro da fuori area) e totalizzando un xG di 0,03.

Il comportamento della linea difensiva

Come accennato sopra, l’Italia non aggrediva alta la Croazia, ma la lasciava palleggiare nella sua metacampo. Al contrario, però, la linea difensiva italiana era molto aggressiva: infatti lo scopo era proprio quello di evitare che la punta centrale croata Kramarić e i due attaccanti esterni ricevessero palla nella trequarti azzurra.

Anche qui le contrapposizioni erano chiare: Bastoni su Kramarić, Calafiori su Sučić e Darmian su Pašalić. È molto interessante osservare nel dettaglio però i movimenti della linea difensiva azzurra che, pur assumendo un blocco medio/basso, restava poi molto corta nei reparti e spingeva avanti quando la Croazia raggiungeva la metacampo; infatti, la lunghezza media dell’Italia durante la partita, secondo i dati ufficiali, è di soli 32 metri, contro i 41 metri della Croazia.

Infatti, nonostante l’Italia schierasse una difesa a 3, di fatto Bastoni seguiva Kramarić dappertutto, rompendo la linea difensiva a 3 e portandosi in zone di campo anche decisamente alte.

Uscita forte di Bastoni sull'attaccante rompendo linea

Nell’immagine sopra vediamo Bastoni, centrale della difesa a 3, che segue Kramarić addirittura oltre la metacampo e decentrato a destra, dunque completamente fuori posizione. Tuttavia, avendo Jorginho che restava sempre piuttosto basso, quest’ultimo spesso compensava queste uscite di Bastoni, colmando il gap lasciato dal centrale azzurro.

I dati di Bastoni

Infatti, Bastoni, nei dati ufficiali risulta essere il calciatore con più’ duelli effettuai durante il match, ben 17 di cui 13 vinti. Di questi 17 duelli, ben 11 sono sulla punta centrale croata Kramarić e poi su Budimir, entrato nella ripresa. È anche interessante notare la posizione in campo dei duelli effettuati da Bastoni: ben 4 recuperi sugli attaccanti croati sono avvenuti a ridosso o oltre la linea di metacampo, questo a sottolineare l’aggressività del centrale azzurro che spingeva la linea difensiva ad alzarsi.

Kramarić concluderà il match con 0 conclusioni, mentre Budimir collezionerà un tiro in porta. Questi dati mostrano una certa efficacia del sistema difensivo italiano.

Stessa identica situazione accadeva con Calafiori, che partiva come braccetto di sinistra nello schieramento a 3 di mister Spalletti, ma che di fatto rompeva anch’egli la linea e seguiva Sučić in ogni zona del campo si muovesse.

Nell’immagine sotto infatti vediamo Calafiori che esce forte su Sučić, spingendosi fino quasi alla metacampo, nel tentativo di impedirgli la ricezione o quantomeno pressarlo forte da dietro, evitando che questi si girasse e di fatto costringendolo ad un retropassaggio.

Rottuara linea di Calafiori per uscita forte sull'attaccante

Infatti, Calafiori registra ben 11 duelli effettuati in partita, di cui 6 vinti. L’uomo marcato dal braccetto sinistro azzurro, ovvero Sučić prima e Juranović dopo, risultano anch’essi piuttosto ininfluenti da un punto di vista offensivo. Sučić chiude con un solo tiro verso la porta difesa da Donnaruma, mentre Juranović registra 0 conclusioni.

Dalla stessa immagine sopra, inoltre, possiamo anche evincere come Jorginho sia già’ pronto a colmare lo spazio di campo lasciato vuoto da Calafiori, con Bastoni pronto a scalare.

Il ruolo diversivo di Darmian

A questo punto verrebbe naturale assumere che Darmian, braccetto destro, fosse altrettanto aggressivo su Pašalić, suo giocatore di riferimento. Analizzando per bene il match, in realtà Darmian ha assunto invece un atteggiamento piuttosto cauto, marcando di fatto Pašalić ma, quando quest’ultimo accorciava a ricevere palla, in realtà Darmian non lo seguiva dappertutto, bensì era Di Lorenzo a prenderlo in gestione. Questa “scelta di atteggiamento” più cauto attribuita a Darmian, risiede principalmente in due ragioni:

  1. L’Italia tendeva ad alzare molto più Di Marco a sinistra, mentre Di Lorenzo partiva leggermente più basso quindi poteva spesso raddoppiare le marcature con Darmian;
  2. Bastoni e Calafiori spesso uscivano forte e alti sulle relative marcature, lasciando di fatto ampi spazi di campo vuoti che Jorginho doveva ricoprire. Qualora anche Darmian avesse fatto ciò, si sarebbe potuta creare una situazione in cui tutti e 3 i difensori azzurri fossero fuori posizione, lasciando a Jorginho il compito di colmare un gap troppo ampio.

Infatti, secondo i dati ufficiali del match, Darmian registra soltanto 6 duelli effettuati, contro i 17 di Bastoni e gli 11 di Calafiori.

Questa scelta di tenere Darmian “meno aggressivo” è risultata sicuramente efficace, in quanto Pašalić risulterà del tutto ininfluente nel match, con 0 tiri verso la porta ed addirittura soltanto 9 passaggi effettuati.

In particolare, è interessante vedere l’immagine sotto relativa al grafico dei flussi offensivi della Croazia; si può facilmente dedurre come sul settore di sinistra (quello occupato da Darmian/Di Lorenzo) la Croazia sia stata del tutto ininfluente, con addirittura lo 0% di pericolosità.

ANALSI VIDEO DELLA FASE DI POSSESSO

Nel match contro la Croazia mister Spalletti decide di cambiare sistema di gioco, passando dal 4-2-3- 1 al 3-5-2. Un cambio di sistema che ribadisce la volontà del CT per una maggiore solidità difensiva , ma anche per evitare l’isolamento della prima punta, mettendole vicino una seconda punta in grado di legare il gioco.

Di fatti la formazione vede cambiare completamente i protagonisti, saranno Retegui e Raspadori gli attori offensivi. Dietro c’è Darmian come braccetto di destra e Di Lorenzo si alza come quinto a destra. Cambiano le caratteristiche, e riscontriamo cambi anche la fluidità nella manovra di possesso. Infatti questo sistema sembra essere il vestito adatto per gli undici scelti dal CT.

3-2-4-1 dell'Italia in fase di possesso

Il sistema in fase di possesso è il solito 3-2-4-1 nei numeri, diversa però è la modalità in cui avviene lo sviluppo. Vediamo perché:

Cambiano gli interpreti, cambiano le caratteristiche e cambia lo sviluppo della manovra in uscita palla, resa più fluida dai movimenti di Raspadori che veniva spesso incontro per pulire il gioco, facilitando il gioco in verticale dei mediani e dei braccetti che spesso si sono appoggiati sull’attaccante del Napoli (Darmian 15/15 passaggi in avanti – 100%; Calafiori 21/23 – 91%).

La costruzione avveniva 3+2 Con Darmian Bastoni e Calafiori, più i soliti mediani Jorginho e Barella. Ma c’è una novità anche in questa situazione: a volte Calafiori si interscambiava con Barella e attaccava lo spazio vuoto in mezzo al campo dando incertezze alle linee avversarie.

Lo sviluppo della manovra era legato alla contrapposizione della strategia difensiva croata, che prediligeva la densità centrale, stringendo i reparti e lasciando l’ampiezza agli avversari. Questa è stata la chiave tattica che ha permesso la manovra più fluida in questa fase.

La scelta di cambiare interpreti e dunque caratteristiche è legata allo studio sull’avversario, infatti la manovra si sviluppava con un tema ben preciso, classico di un 3-5-2: Palla alla punta per pulire il gioco sui mediani ed apertura sul lato con spazio da attaccare.

Spazio libero pe Di Marco in fascia

L’ampiezza viene trovata spesso grazie alla strategia difensiva degli avversari che restano stretti, compatti a quattro, ma, come vediamo nel frame in basso, anche e soprattutto grazie al classico movimento del trequartista in fase di possesso (Pellegrini) che attacca la linea portando con se il terzino.

Ma se analizziamo bene questa situazione ogniqualvolta capiti nel match, notiamo che lo spazio in ampiezza viene creato attraverso una combinazione tattica interessante: Raspadori viene incontro quando la palla è aperta, ciò costringe il difensore centrale a rompere la linea e seguirlo in avanti, dunque i tre difensori devono stringere, ed ecco l’ampiezza creata. Peccato che a volte è mancata la velocità e la precisione per far male i croati.

Doppio frame per far vedere lo sviluppo offensivo dell'Italia

Quando i Croati restavano forti e densi per le vie centrali, impedendo la palla alla punta per l’appoggio, l’intento era quello di creare densità su un lato per poi andare velocemente dall’altro. In alcuni episodi abbiamo visto che la Croazia ha sofferto tantissimo questa strategia, che ha creato spunti interessanti, ma vanificati spesso dagli esterni (Di Lorenzo è il calciatore che ha perso più palloni).

Nella ripresa coincide che nel momento in cui la manovra offensiva diventa lenta con un possesso palla sterile fatto di passaggi orizzontali (BARELLA – JORGINHO sono i calciatori che si sono passati la palla reciprocamente di più= 15 volte), la Croazia va in vantaggio. Qui la svolta. L’ingresso di Chiesa prima, di Fagioli poi, certificano la presenza costante italiana nella metacampo avversaria.

Il baricentro si alza, i cambi incidono. Frattesi, sembra funzionare più di Pellegrini, attacca con insistenza la linea, una spina nel fianco per la difesa balcanica. Il baricentro alto porta la qualità di Chiesa, che contro la Spagna ha corso tanto soprattutto per raddoppiare gli esterni rossi, ad emergere, infatti diventa l’uomo con maggiore efficienza di dribbling nella partita : 75%. Spesso, nell’ultima mezz’ora siamo in 5 vs 4 sull’ultima loro linea.

Frattesi che punge con i suoi attacchi costanti alla linea, alla superiorità numerica del 5 vs 1 che porterà ai cambi difensivi croati. L’ingresso di Scamacca al posto di Raspadori ( calciatore che ha creato più occasioni da gol nel match : 4), utile per il gioco aereo vista il costante sviluppo laterale.

Non possiamo non concludere con l’azione del Gol. Calafiori, autore di 93% passaggi completati, due duelli aerei vinti su due, un assist, tre passaggi chiave, emerge nell’azione che porta al gol di Zaccagni, con un’entrata a muro per le vie centrali, scambiandola con Frattesi e scaricandola successivamente, delicatamente sul piede destro dell’attaccante laziale che effettua un tiro estremamente preciso che va nel sette.

Conclusione:

Facci sapere cosa ne pensi e come avresti approciato tu la partita al posto di Spalletti.

Ci rivediamo nel prossimo articolo per analizzare i quarti della nostra nazionale.

Un saluto, Antonio ed Enrico

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